Ogni comportamento è mantenuto e incrementato dalle sue conseguenze, se quest’ultime sono ovviamente rinforzanti, piacevoli, motivanti. Perciò per insegnare qualsiasi comportamento useremo un rinforzo che fornirà la motivazione a reiterare quel comportamento nel tempo.

Ad es. se vogliamo insegnare a Cinzia a mettersi i calzini da sola, potremo darle, ogni volta che lo fa, il suo succo di frutta preferito, ciò le fornirà la giusta motivazione a rifare quell'azione la prossima volta.

Senza il rinforzo sarebbe molto più difficile riuscire a far compiere quell'attività a Cinzia perché non avrebbe avuto alcun interesse nell'eseguirla.

Per quanto possa sembrare molto simile ad un addestramento, in realtà l’approccio comportamentale e il suo metodo di insegnamento di nuove abilità (o comportamenti) non è affatto diverso dalla struttura che governa le nostre esistenze: insegnare a Cinzia a mettersi i calzini utilizzando il suo succo preferito, non è tanto diverso dal promettere la bicicletta ad un bambino se verrà promosso, o comprargli il nuovo videogioco per un compito andato bene, o uscire a comprare un gelato se il bambino mette in ordine la cameretta.

Una volta acquisita e consolidata un’abilità, cioè generalizzata in tutti i contesti possibili (a casa, a scuola, dai nonni, al parco, con diversi materiali etc..), il rinforzo cesserà in maniera graduale di essere utilizzato, fino a sparire del tutto quando quel comportamento sarà talmente solido che non richiederà alla persona con autismo alcuno sforzo per essere eseguito ma sarà parte integrante del suo repertorio di capacità acquisite.

Per insegnare un’abilità sarà necessario dividerla in tanti micro-obiettivi in modo da poter lavorare su ognuno accuratamente ma senza mai perdere di vista l'obiettivo nel suo insieme.

Per ogni target sarà preso un dato giornaliero che ne evidenzierà l'andamento e l'effettivo apprendimento.

Al lavoro strutturato, guidato dall'operatore, dall'insegnante o dal genitore, alterneremo il lavoro incidentale, in cui sarà il tutor che seguirà la motivazione dell'allievo cercando di rendere l'apprendimento il più naturale possibile.

L'intervento comportamentale non sarà uguale per tutti, poiché ogni individuo con autismo è diverso dall’altro, ma sarà come un “vestito cucito addosso” alla persona in questione, partendo da una valutazione iniziale delle sue abilità acquisite e di quelle deficitarie, e valutando di volta in volta le priorità e le esigenze della famiglia in cui la persona con autismo vive.

Infine, la buona riuscita di un intervento richiede di creare una serie di servizi di rete intorno al soggetto con autismo che coinvolga tutte le persone che fanno parte della sua vita e le istituzioni di riferimento, per far sì che tutti gli individui con cui entra in contatto sappiano come interagire con lui, quali obiettivi si stanno perseguendo, quali sono le sue necessità, come usare le risorse, ecc...

Per alcuni adolescenti e adulti con autismo o sindrome di Asperger abbiamo organizzato avviamenti professionali con lo scopo di dare a questi ragazzi e ragazze un modo di vivere dignitoso, diverso dall’essere “parcheggiati da qualche parte”, o semplicemente assistiti, curati, guidati e sempre dipendenti dall’altro.

Ultimo aggiornamento (Domenica 24 Aprile 2011 18:03)